City over City

Quando abbiamo cominciato a pensare ad un evento che potesse uscire sulla strada, che potesse fare della strada un ruolo differente all’interno del centro storico di Pescara, eravamo consapevoli che significava intervenire sullo spazio che delimitava questo vuoto lineare, in modo da coinvolgere e caratterizzare le quinte urbane facendole divenire supporti attivi di riflessioni effimere.Era chiaro che tutto doveva creare una suggestiva contaminazione dell’urbano in un luogo che veniva vissuto differentemente da tutti.
Non potevamo non pensare alla nostra amica Irina, berlinese di adozione, che ci ha sempre ispirato con i suoi video su la de-formazione della città e sugli spazi urbani. Abbiamocominciato a pensare come fare, chi coinvolgere….Ed ecco a raccontare gli esiti di una mostra:spazioMONO 01.
Un evento condotto in quattro luoghi differenti ed insoliti nel centro storico di Pescara (Caffè Letterario, VinieOli, Suka e UNOAUNO_spazio Architettura). Non volevamo sovrapporci ad istituzioni preposte all’arte, ma con loro collaborare (infatti uno degli sponsor e patrocinanti è il Museo Genti d’Abruzzo). La prima finalità di spazioMONO era quella di sperimentare sullo spazio urbano coinvolgendo il tessuto ozioso degli edifici. Alcuni di loro divennero i protagonisti urbani.Sovrapposizioni deformazioni sconfinamentierano le parole-chiave che hanno guidato i primi incontri di programmazione ed organizzazione di questo evento.
Abbiamo semplicemente abitato, in maniera differente la città; ma non è possibile abitare la città se essa non si dispone per l’abitare, allora abbiamo abitato la pelle degli oggetti urbani.Mutazioni urbane riflesse veniva intitolato sui giornali, ma era semplicemente una city over city.
Una città sopra la città che si stratificava come palinsesto di segni, di immagini, di forme, confutando quella dicotomia tanto cara agli architetti che si inanellano il cervello in parafrasi urbane circa il rapporto tra figura e sfondo. In questo caso erano fuse insieme, erano sovrapposte, erano uno sostegno necessario dell’altro, erano semplicemente polivalenze urbane.
Lavorare con/su la città, nei suoi spazi, con imateriali che la quotidianità contemporanea ci consegna e ci chiede di riattivare, rappresenta lo spirito che distingue la nostra ricerca architettonica.

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